Riparte il processo ai danni della privernate Chiara De Marchis. La donna, nata nel 1979, cresciuta a Roccasecca dei Volsci, subirà domani, giovedì 23 febbraio, presso il Tribunale di Cassino, la seconda udienza del processo che si è ritrovata ad affrontare per la contestazione messa in campo durante la manifestazione in occasione della visita alla stessa città martire dell’allora Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano nel giorno dei festeggiamenti per il 70esimo anniversario della distruzione di Cassino, il 15 marzo 2014. Iscritta e attivista dei Carc già dall’adolescenza, la De Marchis dovrà comparire davanti al giudice perché, mentre la città era blindata dalle forze dell’ordine per garantire la sicurezza durante un evento di grande richiamo, lei era quella che contestava Napolitano con il megafono. Il reato che le viene contestato è “offesa all’onore del presidente della Repubblica”. In difesa di Chiara, la Federaziole Lazio dei Carc, ha indetto un presidio proprio davanti al Tribunale. L’iniziativa viene spiegata in un lungo comunicato:

“Giovedì 23 febbraio 2017 presso il Tribunale di Cassino, si terrà  l’udienza per il processo contro Chiara De Marchis (Federazione Lazio PCARC), per “uso non autorizzato del megafono” durante la manifestazione del 15 marzo 2014 “Napolitano non è il mio Presidente”. L’imputazione è quella di aver violato le prescrizioni della Questura di Frosinone, che imponevano il divieto di usare “mezzi di diffusione sonora” durante la manifestazione. Ricordiamo infatti che quel giorno i movimenti della città di Cassino e del resto della provincia di Frosinone, scesero in piazza in centinaia, denunciando il ruolo politico di Giorgio Napolitano (quale servo della Troika, gran promotore delle misure di “lacrime e sangue” contro le masse popolari, della ripetuta violazione della Costituzione e smantellatore della democrazia nel nostro paese, oltre che implicato nella trattativa Stato-Mafia) e mettendo sulla piazza il volto reale della crisi del capitalismo e dei suoi effetti sugli operai, i lavoratori, i giovani del paese e del territorio (oltre l’immagine patinata della parata di regime svoltasi quel giorno a Cassino).  A quasi tre anni di distanza, continuiamo a portare avanti questa  battaglia perché rientra a pieno titolo nella lotta più generale per la difesa dei diritti Costituzionali, lotta che il 4 dicembre 2016 ha dato un sonoro schiaffone al governo Renzi-Napolitano, dimostrando su scala nazionale che la Costituzione non va cambiata, ma applicata nelle sue parti progressiste e democratiche, anche quando questo significa violare la legalità della classe dominante. Il  processo in corso, così come i quotidiani tentativi di repressione verso quanti si organizzano e lottano contro i responsabili dell’attuale disastro economico e sociale, fanno parte di un disegno ben preciso che mira ad eliminare quel che resta dei diritti democratici conquistati nel nostro paese. Oltre alle identificazioni, ai fermi, alle perquisizioni, ecc., le autorità ricorrono sempre più frequentemente alle “prescrizioni” e in nome del mantenimento dell’ordine pubblico, tentano in mille modi di dissuadere le masse popolari ad organizzarsi e mobilitarsi (ne sono esempio anche le zone interdette ai cortei, in particolare nelle grandi città). Ricordiamo che la legge che gli sceriffi del XXI secolo (prefetti, questori e polizia politica) usano contro le masse popolari è un Regio Decreto del 1931 (n.773) , in base al quale il Questore o il Prefetto diventa la massima autorità di riferimento, esautorando quella locale. Ma non è solo con gli atti di forza (minacce e distintivi) che la classe dominante rende difficile e ostacola l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari: per poter svolgere tanto una manifestazione quanto un banchetto di propaganda, per l’uso una piazza quanto di un metro al mercato rionale, bisogna affrontare un imponente iter burocratico che in molti casi arriva anche al pagamento di tasse e balzelli vari. E’ questo quanto denunceremo il 23 febbraio nell’aula di tribunale ed è su questo che ci mobiliteremo per organizzare la giusta e dovuta resistenza al corso delle cose! Oggi  difendere la Costituzione significa organizzarsi e mobilitarsi per applicarla, facendo valere il principio che è legittimo tutto ciò che corrisponde agli interessi delle masse popolari, anche se illegale dal punto di vista della legge borghese. Vale in casi come questo e in tutti quei casi in cui le autorità usano la legge per eliminare diritti (dalla casa all’acqua, dal diritto di sciopero a quello di manifestazione e di espressione). Ringraziamo quanti ci hanno ci stanno esprimendo la propria solidarietà e facciamo appello ai compagni, ai sinceri democratici, ai progressisti di continuare a sostenere in ogni modo l’azione e l’agibilità dei comunisti e di tutti coloro che lottano per costruire una alternativa politica nel nostro paese. Chiamiamo tutti a partecipare al presidio in solidarietà con Chiara De Marchis, il 23 febbraio davanti al Tribunale di Cassino. Il 26 febbraio, presso la Trattoria S.Croce di Roccasecca dei Volsci (LT) si terrà una cena di finanziamento per le spese legali”.